Bordighera nel XIX secolo: cenni di storia

© Studio fotografico Moreschi di Sanremo (IM)

Gli uffici pubblici di Bordighera (IM) agli inizi del XIX secolo rimasero sistemati nel borgo medievale vecchio: il Comune e la nuova Pretura stavano nel centro del paese alto, nell’edificio poi sede dell’Ufficio Tecnico comunale in Piazza del Popolo.
L’abitato venne provvisto dei necessari servizi pubblici: dal 1816 si eressero le carceri nella costruzione soprastante la Porta Soprana o della Maddalena mentre nel 1823 si istituì un ufficio postale e poi verso il 1824 le strade furono provviste di illuminazione a petrolio.
Presero successivamente a funzionare nel paese le scuole e verso la metà del secolo fu adattata ad aula scolastica l’antica cappella di S. Sebastiano (1849), che sorgeva nel sito dove fu poi costruita la Villa Garnier.
In questi primi decenni del XIX secolo, mentre si organizzava un moderno abitato nella parte iniziale della piana, il paese “storico” non mutò la sua configurazione , vecchia ormai di tre secoli: il complesso insediativo spiccava bene sul Capo di S. Ampelio, compatto nelle sue vecchie case, ancora protetto dalla cinta muraria, con bastioni e torrioni ai cinque angoli.
Dopo i danni arrecati dal sisma del 1832, entro il complesso antico ci si limitò a gettare archi di sostegno tra le case dei vicoli: su alcuni di questi si può tuttoggi leggere la data di sistemazione.
Fuori mura esistevano poche costruzioni presso la Porta del Capo e la Porta Sottana.
Al contrario sempre nuove realizzazioni edili configuravano sempre più il nuovo abitato della piana, formato da costruzioni allineate sui due lati della via corriera, come risulta dal Piano di allineamento del Borgo Marina.

Borgo Marina a fine 1800
© Studio fotografico Moreschi di Sanremo (IM)

Lo sviluppo del nucleo del BORGO MARINA risale ad un periodo compreso fra il periodo napoleonico ed il 1834, in seguito ad una graduale occupazione dei terreni arenili ad opera di privati.
Verso il 1840, visto l’incremento di questo processo di inurbamento, si realizzò finalmente il primo vero insediamento della moderna cittadina nella piana: poi a metà secolo alcuni importanti eventi causarono una rapida evoluzione del Borgo Marina quale stazione climatica e turistica.
In particolare dal 1848-49 numerosi esuli napoletani e siciliani cominciarono a rifugiarsi in Bordighera e molti di essi vi si sistemarono in modo definitivo determinando un ulteriore sviluppo del Borgo Marina.
Nel contempo i turisti stranieri che soggiornavano a Nizza, Mentone, Sanremo e i viaggiatori che giungevano dalla Francia per visitare l’Italia “scoprirono” la posizione suggestiva di Bordighera vecchia, arroccata sul Capo e circondata di ulivi e PALME.
Gli stranieri, estasiati dalle bellezze naturali, dal clima mite e dalla vita tranquilla scelsero presto la località come luogo di soggiorno.
Il successo turistico di Bordighera ricevette grande impulso dalla pubblicità procurata dal romanzo IL DOTTOR ANTONIO di GIOVANNI RUFFINI .
Il libro, la cui storia era ambientata in queste contrade, rivelò Bordighera agli Inglesi e li indusse a ricercarla come soggiorno ideale.
Su tale scelta di vita, incise molto la bella descrizione che Ruffini fece della cittadina: “… un masso enorme di smeraldo che chiude l’orizzonte, tagliato in forma di balena coricata con la sua larga coda sepolta nelle acque. Ivi in piccolo spazio e vista veramente rinfrescante e vi si presenta ogni gradazione di verde che può rallegrare l’occhio; dal pallido grigio dell’olivo alle scure foglie del cipresso; uno dei quali di tratto in tratto, come isolata sentinella, si stacca elevato di mezzo al rimanente. Gruppi di piumate palme, con la cima illuminata dal sole e il resto nell’ombra, stendono i loro larghi rami come piume di elmetti guerrieri su la cima ove lo snello profilo della guglia torreggiante della chiesa si disegna spiccato nel cielo purissimo… “”.

La “Locanda d’Inghilterra” o Hotel d’Angleterre in un’immagine d’epoca
© Studio fotografico Moreschi di Sanremo (IM)

La “Locanda d’Inghilterra”, o Hotel d’Angleterre, aperta negli anni successivi accolse per prima, come suggerisce il nome, i turisti inglesi, che in numero crescente vennero a riposare in questo paese ligure, che acquistò presto fama rilevante fra i loro conterranei.
Mentre si assisteva ad un incremento demografico e ad un graduale aumento di colonie di stranieri spesso agiati (residenti per periodi sempre più lunghi e con la crescente abitudine di farsi costruire splendide dimore) la vita economica di Bordighera andava pur lentamente trasformandosi, anche sfruttando i nuovi mezzi e la tecnologia messi a disposizione dalla rivoluzione scientifica ormai in atto ovunque.
Sul periodo prossimo al 1869 – scrive la professoressa Anna Maria Ceriolo Verrando – si possiedono inoltre dati abbastanza utili: gli alberi d’olivo di alto fusto ammontavano a cinquantamila unità, le PALME a sedicimila. Quaranta fasci di palme da sessanta rami bianchi cadauno ogni anno venivano mandati a Roma, il resto era inviato ai porti di Genova e Livorno. Gli aranci (espressione di una rinomata AGRUMICOLTURA) venivano spedite a Genova, Marsiglia e Londra e le piante coltivate a Bordighera ammontavano a ben trentaseimila unità: un numero decisamente di rilievo. L’acqua che scorreva nel canale comunale, oltre a servire per le macchine dei frantoi da ottobre a maggio, era anche fornita ai privati per irrigare le colture ortive dal mese di giugno in poi (ma era doveroso il versamento di una tassa oraria!) ed inoltre alimentava due lavatoi pubblici. Resta appurato che come nel passato Bordighera poteva usufruire di una spiaggia molto estesa [che] accoglie que’ bastimenti, che i naviganti per i loro interessi bramano far approdare (testimonianza di una tradizione marinara molto antica legata sia alla tradizione della pesca, sia al trasporto di merci e viaggiatori come già nel XVII secolo faceva notare l’erudito e bibliofilo di Ventimiglia Angelico Aprosio).

Nel 1871 l’apertura del TRONCO FERROVIARIO GENOVA – VENTIMIGLIA (cui tanto concorse l’opera del politico ventimigliese GIUSEPPE BIANCHERI) costituì un ulteriore momento di sviluppo per l’incremento urbano e turistico di tutte le cittadine del Ponente ligure.

La piccola STAZIONE DI BORDIGHERA in origine era davvero modesta ma visto il traffico e, anche qui,l’arrivo di imortanti figure della politica, dell’arte e della grande società (per tutti funga da esempio la REGINA MARGHERITA ospite assidua di Bordighera) si ritenne di doverla ampliare ed abbellire con lavori che si protrassero dal 1879 al 1882; fu così costruita a mezza via tra il nucleo originario del Borgo Marina ed il complesso staccato dell’Hotel d’Angleterre.Nella seconda metà dell’Ottocento, sulla scorta di queste trasformazioni urbanistiche e socioeconomiche, si verificò un considerevole incremento demografico, particolarmente significativo nel trentennio finale del secolo, periodo contraddistinto da una vera esplosione turistica.

A metà Ottocento Bordighera contava pressapoco una popolazione di 1600 residenti: secondo i dati del I censimento generale della popolazione italiana (1861) il Comune aveva 1637 abitanti (nel secondo censimento del ’71 Bordighera raggiunse quota 1688). Questo immobilismo demografico dipendeva dall’incerta situazione storica generale: le tre guerre di indipendenza esercitarono senza dubbio un influsso negativo sugli incrementi di popolazione nei Regni di Sardegna e d’Italia. Dopo che la situazione del Paese risultò consolidata, verso il 1881 la popolazione di Bordighera era già ascesa a 2308 abitanti (terzo censimento della popolazione del Regno d’Italia; mancano invece cifre demografiche per il 1891, non tenendosi il decennale censimento: comunque, a prova di un incremento progressivo, concorrono i dati del censimento del 1901 secondo cui la popolazione era giunta a 3886 unità).

Anna Maria Ceriolo Verrando a pagina 143 del suo volume annota con giustezza: “… Certamente la notevole progressione demografica verificatasi negli ultimi tre decenni del secolo scorso ha le sue ragioni nella parallela espansione edilizia dell’abitato e più ancora nel vigoroso slancio economico del paese. Bisogna tener conto, inoltre, del fatto che i dati forniti dai censimenti non hanno incluso i turisti stranieri che soggiornavano a Bordighera durante il periodo invernale, nè quegli ospiti che vi risiedettero per parecchi anni. Se si fosse tenuto conto dei componenti della colonia straniera, che a partire dal 1870 aumentarono di anno in anno, si sarebbe ottenuto lo stato effettivo della popolazione allora presente, che sicuramente raggiungeva delle cifre più elevate. I giornali locali, sorti in quel tempo, danno alcune informazioni sulla consistenza e sulla cronaca della colonia estera. Questi, infatti, sono gli anni d’oro del turismo locale, quando Bordighera si afferma come cittadina dalla fisionomia singolarissima, rispetto alle simili stazioni turistiche della Riviera e della vicina Costa Azzurra: un’atmosfera, un aspettò che non si potrebbe definire meglio di come la chiamò Irene Brin, definendola la “distintissima Bordighera“.

L’Amministrazione Comunale, con l’operoso concorso popolare, favorì tale incremento turistico: era peraltro evidente che il turismo aveva rilievo economico della città.
Nel 1877 Bordighera conferì la cittadinanza onoraria a GIOVANNI RUFFINI… per avere coi suoi scritti fatto conoscere la bellezza del nostro cielo e la mitezza del nostro clima, avendo in tal modo contribuito a che il nostro paese sia ora favorito soggiorno delle popolazioni del Nord… .

Il turismo verso Bordighera crebbe sempre più a livello qualitativo e sempre più numerosi diventarono i suoi illustri visitatori tra cui regnanti, politici e letterati di gran nome, studiosi e artisti.

Tra i tanti OSPITI INGLESI si possono per esempio rammentare personalità del calibro di Lord Russell, primo ministro inglese (vi soggiornò nel 1870), dello storico ed etnografo Hamilton (1872), dello scrittore e poeta George Mac Donald (giunto a Bordighera nel 1875 per restarvi a lungo), del botanico, archeologo e filantropo Clarence Bicknell, di suo nipote Edward Berry, cultore di scienze geografiche oltre che del patrimonio storico e artistico locale (che poi pubblicò, con la moglie Margaret, un fortunato libro sulla Liguria occidentale: At the Western Gate of Italy).

Dalla bella Map of Bordighera and surrounding Country (opera, nel 1883, dell’Ingegner Zanolli, poi allegata al libro dello Hamilton su “Bordighera“, esplicitamente definito come un “Manuale d’uso per i visitatori stranieri di Bordighera“) si viene a sapere che nel 1883 a Bordighera sorgevano ben ventotto ville, quattro alberghi e tre pensioni. Le ville erano in gran parte site tra Via Bischoffsheim (ora Vittorio Veneto), Via Pelloux (ancora un anonimo sentiero), la “Romana” e Via Vittorio Emanuele: ma alcune dimore signorili sorgevano in prossimità del paese medievale, sull’altura del Capo.
Gli alberghi erano stati eretti sulla Via Vittorio Emanuele, vicini alla stazione ferroviaria: solo il Beau Rivage sorgeva aldilà del rio “Borghetto”. Delle 3 pensioni 2 stavano sul Capo mentre la terza già sorgeva in Via Vittorio Emanuele. Nella mappa dello Zanolli si vedono la CHIESA ANGLICANA e le Scuole Comunali dove ora è il Municipio.
Verso il 1878 (quando l’architetto Charles Garnier edificò sul vecchio edificio scolastico, da lui acquistato, la propria VILLA) visto l’aumento degli scolari, le scuole vennero traslocate in Villa Amica sul Capo. Il Comune erigeva comunque presto un moderno edificio scolastico per le scuole elementari il cui primo direttore didattico fu, nel 1886, il maestro Orfeo Martelli.
Crebbero inoltre un po’ tutte le attrezzature pubbliche e turistiche con l’impianto di due farmacie, una stazione ove ormai dovevano sostare tutti i treni ed una trentina di case private da affittare agli stranieri: verso il 1885 la colonia inglese di Bordighera contava quindici famiglie, di cui quattordici abitavano lungo Via Bischoffsheim e nei dintorni della “Romana”; una villa soltanto sorgeva sul Capo. Gli ospiti inglesi si prodigarono per realizzare varie migliorie di Bordighera, in particolare sotto forma di opere ed istituzioni di carattere culturale, filantropico, finanziario e di pubblica utilità.

Lo studioso inglese CLARENCE BICKNELL giunto a Bordighera nel 1883, per ben quarant’anni studiò la flora locale e le incisioni preistoriche dell’alta val Roia, raccogliendo le sue ricerche in opere di rilievo come “Flowering Plants and Ferns of the Riviera and neighbouring mountains” e “A Guide to the prehistoric Rock Engravings in the Italian Maritime Alps” (“guida delle incisioni rupestri di Monte Bego”).
Nel corso del suo soggiorno bordigotto Bicknell fondò (1888) un MUSEO, punto di incontro per tante riunioni culturali, entro cui venne poi sistemata la “Biblioteca internazionale” (dapprima organizzata presso la Chiesa Anglicana), solo in un secondo tempo (1913) trasferita nei locali della Via Romana.
Un’altra illustre ospite di Bordighera, Mrs. Funshavennel, fece invece erigere entro il 1873 la CHIESA ANGLICANA (ampliata nel 1883 e intitolata “All Saints Church”): sempre per le esigenze e la vita sociale della colonia inglese, furono istituititi l'”Union Club” (elegante circolo socio-culturale), il “Victoria Hall” ( salone predisposto al fine di tenervi rappresentazioni, concerti e altri generi di trattenimenti), il Lawn Tennis Club, che, fatto di importanza storica per lo sport, fece strutturare nel 1878 il primo campo tennistico italiano. Gli Inglesi rivestirono pure un ruolo fondamentale nel progresso dell’ economia bordigotta: basta solo ricordare la “Banca Berry & C.” (1892) e l’ emporio “British Stores”, che incentivarono ancor più il turismo mettendo a disposisizione degli ospiti stranieri di Bordighera la saldezza della loro tradizione commerciale e bancaria (grazie agli sforzi di Miss Daly, venne anche pubblicato per lungo tempo durante l’inverno un giornale settimanale anglofrancese, di utili notizie locali, intitolato “Bordighera News” e “Journal de Bordighera”).

Zona Arziglia; in alto a sinistra la Villa del Garnier © Studio fotografico Moreschi di Sanremo (IM)

Anche i francesi, pur meno numerosi degli inglesi, furono assidui di Bordighera dove nel 1871, per esempio, giunse Charles Garnier. Questo celebre architetto dell’Opera di Parigi, dell’Osservatorio di Nizza, del Casino e della sala dei concerti di Montecarlo, costruì, solo a fare qualche esempio, a Bordighera (che antepose quale residenza alla rinomata Mentone) la sua splendida villa, sulla Via Romana la Villa Bischoffsheim poi detta Etelinda, il Palazzo scolastico poi divenuto sede municipale.
Oltra a tutto questo il Garnier progettò e realizzò la CHIESA DI TERRASANTA (voluta da sua moglie), in seguito eretta a “Parrocchia dell’Immacolata” per la moderna Bordighera.
Il Garnier ebbe la nobile consuetudine di accogliere nella sua casa amici ed artisti, fra cui il pittore Meissonier (suo figlio Cristiano, egualmente innamorato di Bordighera, noto per aver edito una “Monografia della Provincia di Porto Maurizio” ed una “Grammatica e vocabolario metodico del dialetto bordighese”).

Claude Monet, Ville a Bordighera, 1884
Fonte: WikiArt

Nel 1884 dimorò quindi in Bordighera per un certo numero di mesi, CLAUDE MONET che catturò in alcuni QUADRI la luce fatua ed il colore illuminato dal fuoco caratteristico della località. Altri celebri ospiti francesi di Bordighera furono Luigi Pasteur, lo statista Leone Gambetta e l’ex Imperatrice Eugenia, vedova di Napoleone III.
Pure i tedeschi parteciparono della fortuna turistica di Bordighera e è da fra essi ricordare il poeta Giuseppe Vittorio Scheffel, che in qualche maniera emulando il Ruffini (il cui romanzo era stato nel frattempo tradotto, con successo di pubblico, anche in tedesco) diffuse, in virtù di una sua celebre lirica sulle palme, la fama della cittadina ligure fra i connazionali: neppure sono da dimenticare pittori del livello del barone Federico Von Kleudgen ed Hermann Nestel od il banchiere-mecenate Raffaele Bischoffsheim, per cui il Garnier progettò la villa divenuta soggiorno della Regina Margherita di Savoia (ed è doveroso citare il soggiorno bordigotto per alcuni inverni dell’Imperatrice Federica di Prussia, madre di Guglielmo II).
Scoperta dagli stranieri, Bordighera divenne rapidamente una meta ideale anche del turismo nazionale, accogliendo personalità di rilevo nella cultura, nella politica e nella vita pubblica italiana.

E’ celebre in particolare (anche perchè in qualche modo rammentato da una nota effigie scultorea posta nei giardini del Capo ben in vista dall’Aurelia) il soggiorno per alcuni mesi di MARGHERITA DI SAVOIA, prima Regina dell’ Italia unita (dal settembre 1879 al gennaio del 1880), qui venuta a ritemprarsi dopo l’attentato del Passanante al Re Umberto I: la Sovrana conquistata dal clima e dall’ambiente scelse alla fine Bordighera come suo soggiorno invernale. Tornò infatti, alloggiando per diverse stagioni al Cap Hotel, fino a quando, nel 1914, acquistata la Villa Ethelinda, le fece edificare a lato Villa Margherita, opera dell’Architetto Luigi Broggi.
Nella villa regale, fasciata da un bel parco, ella risiedette annualmente per alcuni mesi tra il 1916 e 1926, morendovi il 4 gennaio 1926.
In nome del loro spiccato senso pratico ed imprenditoriale, i tedeschi acquisirono poi lo specifico merito di aver introdotto nell’area di Bordighera una significativa attività economica, destinata a procurare benessere presente e futuro: quella della floricoltura e del giardinaggio, che ebbe in LODOVICO WINTER il suo massimo esponente.
Come ancora ben scrive la Ceriolo Verrando (a pagina 148): “…Nel 1869 il botanico tedesco venne assunto dall’inglese Thomas Hambury per l’allestimento del giardino di acclimatazione che ancora oggi porta il suo nome, alla Mortola, frazione di Ventimiglia. Terminato questo incarico, il Winter si stabilì a Bordighera nel 1874. Si può ben dire che la moderna coltivazione dei fiori e il rinnovamento di quella delle palme, già tradizionale della zona, furono introdotte nella nostra città essenzialmente per merito suo: egli infatti, nel giardino delle Lonasse del Vallone di Sasso, in quello della Ruota, nello stabilimento delle Braie e in molti altri giardini privati di Bordighera, Sanremo e Mentone piantò e diffuse pregiate varietà di mimose, piante grasse tropicali, nuove specie di palme e ottime varietà di rose.
I suoi fiori e le sue piante furono esportati dovunque in Europa, come messaggeri del nome di Bordighera e premiati alle più grandi esposizioni europee. Nel 1885 il Winter organizzò la prima Fiera del fiore.
Nel manifesto, da lui dettato in questa occasione, mette in guardia i bordi gotti dal pericolo che essi trascurino la campagna per dedicarsi troppo esclu sivamente al turismo; afferma che, anzi, la ragione della fortuna turistica di Bordighera è dovuta alla sua ampia e ridente campagna, che deve essere perciò conservata, curata, coltivata in modo sempre più razionale e non distrutta o sopraffatta dalle costruzioni…”.
Negli ultimi decenni dell’Ottocento, di fronte alle crescenti fortune turistiche, l’Amministrazione Comunale, sostenuta da una forte iniziativa privata, giunse a dotare Bordighera di una importante serie di pubblici servizi tra cui la revisione dell’assetto stradale, i bei giardini pubblici del Capo, la distribuzione domiciliare e pubblica dell’energia elettrica e l’impianto di una discreta rete “Tranviaria elettrica”.
Durante questi anni l’operato dell’Amministrazione pubblica fu certo agevolato dall’attivismo e dal mecenatismo dei tanti ricchi ospiti inglesi, francesi e tedeschi: non si deve dimenticare che a fianco di questi amici stranieri di Bordighera operarono molte personalità locali, tra cui emerge Padre Giacomo Viale – chiamato con affetto popolare “il fratino” -, Parroco di Bordighera per quasi un cinquantennio (1869-1912). Grazie al concorso di filantropici collaboratori come il Sindaco Piana, Lodovico Winter, il Barone Federico Von Kleudgen, l’Architetto Charles Garnier, il Pastore protestante Clarence Bicknell, il banchiere Giribaldi, l’albergatore Angst ed altri ancora, Padre Viale realizzò un’infinità di opere caritatevoli o conunque di pubblico vantaggio. Nel 1877 egli fece venire in Bordighera le Suore di S. Anna che nel Borgo Marina istituirono un asilo ed una scuola destinati ad assumere sempre maggior rilievo e rinomanza. Soccorso in particolare dal Garnier, dall’impresario Bulgheroni e da altri benefattori , Padre Giacomo completò anche la Chiesa di Terrasanta (tra il 1883 e il 1886): nello stesso tempo adornò la Parrocchiale di S. Maria Maddalena e fece restaurare la Chiesetta di S. Ampelio.
Alle sue continue opere si deve pure l’edificazione della Casa della Provvidenza (1895) nella Piazza della Fontana in paese vecchio (struttura benefica poi evolutasi in Civico Ospedale verso il 1905), quella della Chiesetta del Montenero (1904) e dell’Ospizio di S. Giuseppe per i vecchi (1912), a fianco dell’Ospedale (nel 1914, dopo la morte del religioso ormai in fama di santità, una “casa per gli Orfani” veniva quindi annessa all’Ospizio).
Fra tanti benefattori meritano di non venir dimenticati quei personaggi, stranieri e no, che il 26 marzo 1896 fondarono “la Società del Bene Pubblico”, un ente che cooperava coll’Amministrazione Comunale nella realizzazione di lavori d’utilità pubblica (fra i fondatori, oltre al Sindaco dell’epoca Avv. Giovanni Cabagni Baccini, al Dott. Alberto Agnetti, al Dott. Eugenio Boggio, all’antiquario N. Daziano, si annoverano i nomi di Hamilton, Angst, Kerez e Kunzler). L’istituzione cui si ascrissero altre illustri personalità locali, a parte un’interruzione durante la prima guerra mondiale, durò fino al 1927, quando fu realizzata l'”Azienda Autonoma per l’Amministrazione della Stazione di cura”, di cui quella aveva preceduto l’intento di divulgare ancor più la rinomanza di Bordighera come stazione turistico balneare, climatica e terapeutica.
Giovanni Ruffini col suo romanzo, nell’Ottocento, aveva promosso fra gli stranieri la fama turistica della cittadina: ai primi del ‘900 un altro scrittore e giornalista, Edmondo

Claude Monet, Il Giardino Moreno a Bordighera, 1884
Fonte: WikiArt

De Amicis, ospite per vari anni di Bordighera, la celebrò come il Paradiso degli Inglesi, facendola ancor più conoscere ed apprezzare in Italia. Nella pagina dedicata alla ” città delle palme” il De Amicis descrive “la beata serenità di bellezza di Bordighera” e ne attribuisce il successo internazionale anzitutto al romanziere Giovanni Ruffini, al celebre architetto Charles Garnier e alla Regina Margherita di Savoia. Lo scrittore, che ritrae la vita di Bordighera degli ultimi anni dell’Ottocento e dei primi del Novecento, afferma che, oltre ai numerosi inglesi, … qui rappresentata tutta l’Europa del Settentrione, da Pietroburgo a Parigi, da Zurigo a Stoccolma… Sostiene inoltre che … Bordighera non soltanto grande albergatrice: potrebbe aggiungere sul biglietto di visita: Coltivatrice e commerciante di fiori e di palme…rammentando il lavoro di Lodovico Winter. Assieme a De Amicis, bisogna pure ricordare Antonio Fogazzaro, che apprezzò enormemente Bordighera ove risiedette per qualche giorno ai primi del 1884 e di cui in alcune sue lettere ricordò la bellezza ambientale, espressa in particolare tramite la descrizione di un tramonto visto ora dall’Hotel Belvedere ora dal giardino Moreno…

da Cultura-Barocca

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...