Edifici sacri a Triora (IM) e dintorni

Una vista di Triora (IM)
Fonte: Wikipedia

Un importante edificio sacro che interessa la popolazione di TRIORA (IM), non meno di quella di MOLINI DI TRIORA e comunque di tutta la ALTA VALLE DELL’ARGENTINA, è il SANTUARIO ALPESTRE DI SAN GIOVANNI DEI PRATI, che sorge alle pendici del monte CEPPO in pratica difronte al nucleo medievale di TRIORA.

Molini di Triora (IM): Chiesa di San Giovanni dei Prati
Fonte: Wikipedia

La tradizione vuole che l’edificio originale sia stato eretto in tempi remoti e per influsso dei MONACI BENEDETTINI: cosa peraltro non improbabile dal lato storico (anche se la stessa tradizione riferendosi all’istituzione in questo sito di un EREMO finisce con l’aprire la strada per un’altra ipotesi, sì da discendere addirittura al tempo del cristianesimo originario in Liguria o per medlio dire delle ULTIME INVASIONI BARBARICHE e dell’OPPOSIZIONE qui impostata dai BIZANTINI dei forti greci di Taggia ed in particolare della BASE FORTIFICATA DI CAMPOMARZIO O S. GIORGIO).
La vera storia del SANTUARIO data però solo dal XVI secolo e precisamente dal 1522 allorché don Bernardo Gastaldi di Triora fece erigere questa chiesa intitolata al Santo patrono di pastori ed eremiti.
Secondo la tradizione il 24 giugo di ogni anno gli abitanti di Triora conducevano in processione sin al santuario la statua di SAN GIOVANNI BATTISTA (statua conservata nell’oratorio del borgo a lui parimenti dedicato).
I membri delle confraternite di Triora si davano appuntamento presso la chiesetta della MADONNA DEL BUON VIAGGIO.
Da qui iniziava una sorta di metaforica liturgia dei grandi PELLEGRINAGGI DI FEDE.
Il PRIORE di ogni confraternita distribuiva ai suoi affiliati il pane che simboleggiava l’augurio e il permesso per il viaggio di fede.
La popolazione a questo punto, con la cassa processionale di San Giovannino detto “U Petitu” cioè “il piccolo”, scendevano a fondovalle e quindi risalivano sul Ceppo sin al santuario.
Contemporaneamente a SAN GIOVANNI (nella dizione locale SAN ZANE) eran sopraggiunti anche molti abitanti di MOLINI DI TRIORA, CORTE, ANDAGNA ed altri CENTRI MINORI dell’alta valle dell’ARGENTINA.
Gli abitanti di TRIORA nell’attesa di entrare in chiesa fecevano allora la NOVENA: essi cioè, recitando il rosario e buttando ad ogni rotazione un sassolino dei nove presi in mano, per neve volte giravano intorno alla chiesa.
In questa ritualità, che recuperava alcune simbologie del pellegrinaggio, si identifica comunque l’influenza dell’antichissima CABALA e del valore allegorico, simbolico e gematrico attribuito ai NUMERI (per tutta la tradizione teologica e rituale del Medio Evo il 9, multiplo del tre, simbolo della Trinità e quindi ipostasi della PERFEZIONE, costituì un numero chiave sia della liturgia che dei culti propiziatori).
A completare la simbolizzazione dei PELLEGRINAGGI molti fedeli portavano con sé alcuni fondamentali attributi che caratterizzavano ovunque il PELLEGRINO DI FEDE.
La statua era stata intanto deposta in una nicchia di frasche e fiori di maggiociondolo.
Dopo le funzioni si teneva il pranzo sui prati.
Quindi verso, nella ritualità del ritorno, si sarebbero succeduti altri momenti canonici.
Tra questi: la sosta nel castagneto sottostante il paese e durante la quale il priore e la priora della confraternita avrebbero donato cipolle ripiene e torta di riso su foglie di castagni.
Coloro che invece avevano per vari motivi dovuto disertare la grande festa erano omaggiati a casa loro del regalo di un “fantino”, uno zuccherino antropomorfico.

Triora (IM): Santuario di N.S. di Loreto
Fonte: Wikipedia

Esclusivamente legato alla religiosità di TRIORA è invece il SANTUARIO DI NOSTRA SIGNORA DI LORETO che sta in capo al PONTE SULL’ORRIDO DEL GERBONTINA (in ALTA VALLE ARGENTINA).
La gente del luogo ha chiamato a lungo questo SANTUARIO che logicamente commemora in modo speculare il celebre, OMONIMO SANTUARIO PRESSO RECANATI, col nome di Madonna del Ciapazzo od anche di Nostra Signora delle Saline: in quel luogo infatti si radunavano i contrabbandieri che, fra tanti pericoli, conducevano il sale fin in Piemonte seguendo verisimilmente la Strada della valle Argentina.
Nei pressi sorgeva un bosco detto del Foresto che veniva utilizzato per fornire legname per la costruzione delle Galee delle Repubblica di Genova.
Dopo che la regione superò i pericoli delle incursioni dei PIRATI TURCHESCHI O BARBARESCHI la popolazione come accadde in altre contrade del Ponente ritenne di dover, come ex voto, ampliare questa antica chiesa che fu intitolata a Nostra Signora di Loreto.
Si accede alla chiesa, che è a croce latina e a tre navate, tramite un piccolo portico: sopra l’altare sta un dipinto del triorese Lorenzo Gastaldi (datato del XVI secolo) che rappresenta la Sacra Famiglia e San Giovanni Battista.
Tra le molte testimonianze di fede conservate nella chiesa è da ricoradare una lapide con cui gli abitanti di Triora ringraziarono la Vergine per esser scampati alle devastazioni causate dal terremoto del 1887, il sisma che insanguinò il Ponente ligure.

Triora (IM): Chiesa di San Bernardino
Fonte: Wikipedia
Triora (IM): Chiesa Parrocchiale – Collegiata di Nostra Signora Assunta
Fonte: Wikipedia

Più della CHIESA PARROCCHIALE barocca a TRIORA risulta interessante, fuori borgo, la CHIESA TARDOMEDIEVALE DI SAN BERNARDINO caratteristica soprattutto per il portico datato da Nino Lamboglia al XV secolo: oltre a questa merita una visita la CHIESA DI SANTA CATERINA, datata al 1390, che fu chiesa gentilizia della Famiglia Capponi, poi emigrata in Toscana, edificio purtroppo poi caduto in degrado ma che nelle linee preludeva già al gusto rinascimentale.

da Cultura-Barocca

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