Una “Dedica a Esculapio” a Ventimiglia

A Ventimiglia (IM) fu trovata anche una “Dedica a Esculapio” (notoriamente venerato come dio guaritore in tanti Santuari di cui, nell’ecumene romana dopo quello matrice e celeberrimo di Epidauro, fu famosissimo in Italia, tra altri, quello a Roma dell'”Isola Tiberina” ) [registrata dai Suppl. Ital. 10 (1992) p. 112, n. 1 (AE 1992, 659)] di cui non è nota l’esatta provenienza (mentre la datazione è posta alla II metà del I secolo dopo Cristo = misure cm. 27×39,5×24).

Il fatto che la dedica sia stato ottenuta valendosi della bella e locale pietra della Turbia come molto altro materiale della città romana (ad esempio il Teatro), induce a credere che il manufatto sia stato realizzato da un’officina locale (o comunque tipica dell’areale) di lapicidi e che di conseguenza ( senza rientrare tra quelle epigrafi spurie giuntevi nell’abbastanza caotica epoca degli scavi su grande scala di G. Rossi di cui a suo tempo dopo lunghe ricerche fece menzione Giovanni Mennella) tale dedica risulti assolutamente genuina = in merito dello stesso Mennella vedi anche le osservazioni sul ritrovamento entro l’articolo Aesculapius a Ventimiglia, in Religio Deorum in ” Actas del coloquio Internacional de Epigrafia ‘Culto y Sociedad en Occidente, Tarragona, 6-8 X 1989″, Sabadell 1992, pp. 357-361.

Il frammento è incompleto e molto consunto ma tuttora leggibile = Aescula[pio] / Q(uintus) Dillius Iep[- – -] / telus v(otum) s(olvit) l(ibens) [l(aetus) m(erito)] da interpretarsi come “Qunto Dillio Iep…, fa sciolto il voto a Esculapio volentieri e lieto per il merito”.

Verosimilmente parimenti ad altra lapide (ma giova precisarlo non l’unico reperto romano ivi rinvenuto di epoca romana) con cui pressoché similmente si scioglieva ad Apollo (che tra i suoi tanti attributi ebbe anche quello del dio delle guargioni) un voto e che fu rinvenuta presso la chiesa prebendale di S. Vincenzo (in seguito non casualmente cointestata come qui si legge pure a S. Rocco protettore contro le epidemie e taumaturgo dalla fama inferiore forse solo a S. Bartolomeo il Santo una cui chiesa ab antiquo andò a sovrapporsi nell’Isola Tiberina al Santuario di Esculapio) doveva recare sulla cuspide una statuetta votiva asportata per lucro ma anche i processi di destabilizzazione cristiana delle divinità pagane: con necessaria sintesi la scheda dei Suppl. Ital. si limita ad alcune considerazioni sul culto del dio guaritore Esculapio, culto proveniente dalla Tessaglia, ma introdotto a Roma già dal III secolo avanti Cristo. L’estensore della notazione epigrafica non senza motivazioni, accennando alla limitata diffusione di tale culto a siffatta divinità nell’areale dell’Italia Nord-Occidentale, ipotizza ad una possibile influsso per tale manufatto alla presenza di militi di ambiente illirico-balcanico, documentati a Cemenelum presso l’odierna Nizza.

Però qualche ulteriore constatazione, e tenendo conto che rinvenimenti impensati talora suffragano ipotesi ritenute vacue, è da farsi: e questo ha a che vedere con la presenza di Luci o Boschi Sacri e Monti Sacri e Sorgenti ed Acque Lustrali magari a a valenza terapeutica influenzanti ritorni cultuali sincretizzati come, per esempio, nel caso dei Santuari della Tregua con viciniori testimonianze archeologiche, sia per la valle del Nervia quanto per l’areale corrente da Vallecrosia a Bordighera ed ancora nella così detta area delle “Diano” caratterizzate dal Lucus Bormani. Contro certi luoghi comuni e divulgativi è da dire che come scrisse il geografo greco Strabone il municipio imperiale di Albintimilium di cui il nucleo demico principale di quella che oggi si dice “Ventimiglia Romana” aveva l’aspetto in forza delle aree suburbane di una “grande città”.
La storia lunga, fiorente ma anche tormentata di Albintimilium, il cui nucleo demico base sorse in prossimità del grande torrente o fiume, il Nervia, che diede nome all’area ove si rinvennero i monumenti principali della romanità finì seppur con gradualità e misurata lentezza con il susseguirsi delle le invasioni barbariche: soprattutto con l’invasione dei Longobardi e la conseguenza che le aree costiere vennero via via abbandonate a vantaggio dei centri d’altura e dei borghi vallivi

da Cultura-Barocca

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