Sull’autore del Discorso dell’Antichità di Ventimiglia

I resti della “Domus del Cavalcavia” a Nervia di Ventimiglia (IM)

Di Giovanni Girolamo Lanteri, di Ventimiglia, oggi provincia di Imperia, contemporaneo d’Aprosio, religioso regolare, nella Sezione ventimigliese dell’Archivio di Stato si conserva tuttora il suo testamento: “Ventimiglia, 8 agosto 1670 – Testamento di Giovanni Gerolamo Lanteri – Archivio notarile, filza 751”).
Di lui scrisse il Soprani (Li scrittori della Liguria…, Genova, per Pietro Calenzani, 1667, p,163) e in tale sua opera qui digitalizzata e di cui si propone un indice moderno in ordine alfabetico ne diede una breve ma positiva descrizione (vedi qui a fine pagina 163) menzionando due sue volumi manoscritti custoditi presso la Biblioteca Aprosiana di Ventimiglia vale a dire Relationi della Città di Ventimiglia e Sonetti nell’Idioma della Patria.
Il Lanteri fu citato anche da Michele Giustiniani (Gli Scrittori liguri, Roma, per il Tinassi, 1667, p.384) e da Agostino Oldoini (Ateneum ligusticum, Perusiae, ex typographia episcopali, 1680, p.351): il Giustiniani affermò che nel 1667 Lanteri aveva circa 72 anni (di 12 quindi più anziano d’Aprosio), che molto aveva viaggiato e corrisposto con numerosi eruditi italiani, che soprattutto era gran conoscitore dello spagnolo, del portoghese e del francese. Sempre il Giustiniani tuttavia aggiunse di seguito sul Lanteri: “…Egli insomma è un uomo raro, ma freddo non meno delle nevi del Caucaso e più che irresoluto nelle proprie operazioni. E se col mezzo della sua penna avrebbe potuto rischiarare le tenebre oscurissime delle antichità della patria segno non è stato poco il poterne cavare un Discorso dell’Antichità di Ventimiglia (Discorso o Relazione delle patrie antichità secondo l’Oldoini). L’operetta godette d’eccellente divulgazione sotto forma di copie manoscritte e anche d’una certa rinomanza pur se in seguito Aprosio ne corresse la ricostruzione topografica della Ventimiglia Romana a p.74 della sua Biblioteca Aprosiana edita. Del lavoro del Lanteri (che fu referente ed informatore per il Ponente ligure dell’Ughelli a pro della stesura della sua monumentale Italia Sacra) B.Durante ha individuato una copia nella “Biblioteca Girolamo Rossi VI, Miscellanea storica ligure, 84, a” ove si legge sul fronte di un confusionario ma non inutile resoconto storico su Ventimiglia dalle origini a gran parte del ‘600: …sono le memorie copiate da Geronimo Lanteri nel XVII secolo… = mano del Rossi; testo secentesco senza utili testimoni ed indicatori [ ( per quanto si legge ne il Beneficato Beneficante… di Domenico Antonio Gandolfo l’opera sulla “Storia di Ventimiglia” del Lanteri, ai suoi tempi, era conservata tra i manoscritti della Biblioteca Aprosiana di Ventimiglia = vedi riga 6 della pagina digitalizzata) consulta ancora questa ulteriore precisazione atteso che all’epoca, chi non stampava, fruiva ancora come il Lanteri dell’uso di amanuensi per far copie varie dei propri lavori da esporre nei siti culturali o donare a persone di prestigio intellettuale ] .
Del LANTERI “STORICO UFFICIALE DI VENTIMIGLIA” ED “AUTORE DI UN VOLUME DI POESIE IN DIALETTO VENTIMIGLIESE, dei suoi rapporti inizialmente abbastanza difficili con l’Aprosio, del suo carisma culturale nella Ventimiglia del ‘600 B.Durante parlò dettagliatamente in una conferenza a Ventimiglia (aula magna, Scuola Media Biancheri) 19/II/1984 nel quadro delle iniziative culturali promosse dalla “Cumpagnia d’i Ventimigliusi” (associazione culturale locale in relazione con la “Consulta Ligure”)> della conferenza fu pubblicata ampia sintesi, sotto titolo di Fermenti letterari nella Ventimiglia barocca di fine diciassettesimo secolo, nel periodico della “Cumpagnia”, “La Voce Intemelia”, 1984, 23/II/1984.
Aprosio, con ragione, riteneva d’aver individuato il sito di Ventimiglia romana ma, stranamente, non si era mai sbilanciato in una polemica che contrastasse l’opinione corrente ai suoi tempi che l’antico centro romano sorgesse sotto l’area della città medievale: cosa che sembrava suffragata da alcuni ritrovamenti.
Questa zona aveva sì avuto degli insediamenti ma come un tratto del suburbio occidentale che, in un succedersi di ville e complessi prediali sempre più fitti procedeva in direzione del sito della Turbia: il complesso demico principale stava proprio dove lo aveva supposto Aprosio confortato per sua stessa ammissione da ritrovamenti significativi.
L’agostiniano aveva assunto un certo atteggiamento di indifferenza verso queste indagini archeologiche e topografiche: ma il suo, verisimilmente, era attegiamento più apatistico e decettivo che sostanziale, quasi certamente dipendeva dal fatto che, dopo aver affrontato tante polemiche per l’erezione della sua biblioteca osteggiata pure da alcuni confratelli, giammai voleva inimicarsi un personaggio come Giovanni Girolamo Lanteri che, oltre ad aver la fama di storico ufficiale di Ventimiglia, era in istretti rapporti con il gesuita di Sospel Teofilo Rainaldi il quale non di lui ( che pure lo citò più volte nella sua Biblioteca Aprosiana… ) si avvaleva come informatore storiografico sul ponente ligustico ma del Lanteri (ritenuto forse più credibile perché da sempre residente in Ventimiglia ed in teoria più esperto) per il monumentale lavoro dell’Italia Sacra dell’ Ughelli di cui il Rainaudi era referente ufficiale per una vasta area dell’occidente italiano.
I veri sentimenti di Aprosio, però, quelli come al solito mascherati, e che denunciano un sostanziale giudizio negativo sia sull’ interpretazione topografica del Lanteri che sull’ arrendevolezza critica del Rainaudi li scopriamo in maniera diversa, cioè integrando le conoscenze acquisite al punto di decrittare una pagina in cui l’Ughelli, troppo importante per non esser salvagauardato qual “buono Scrittore” (anche se a volte in “buono” mal si cela la demotivazione in “credulo”), finisce per esser ingannato da un non corretto informatore (cioè il Rainaudi) a sua volta però vittima relativamente colpevole (neppur lui era personaggio da rendersi ostile) di un documentarista locale (il Lanteri, nemmeno citato per via d’allusione, ma individuabile dagli addetti ai lavori) in merito ad un grossolano errore storico archeologico: ed in questo ancora una volta è basilare la lettura attenta e critica de la Biblioteca Aprosiana e precisamente alle pagine 60 – 61 anche se in vero la questione proposta da Aprosio sulla topografia di Ventimiglia Romana e sui primi rperti di lapidi e miliari della Iulia Augusta li possiamo meglio leggere qui.
Erano bizze da intellettuali (come tuttora accade) …. Aprosio mirava costantemente a qualificare le proprie intenzioni quasi a scapito di chiunque non fosse del suo parere ma un vero scontro giammai dovette esservi anche tenendo conto che ascrisse (cosa ad altri negata) il Lanteri qual “Fautore” della “Libraria Ventimigliese” come qui si vede nell’elenco e che questo capitolo della Grillaia fu dedicato al Lanteri: e se Aprosio magari non eccedeva in simpatia per il sacerdote è certo che ciò non aveva travalicato il segno o che comunque da Aprosio non voleva inimicarsi un uomo forte del clero intemelio che avrebbe sempre potuto trasformarsi in un nemico da evitare per lui e la sua biblioteca: sempre che -tra tante ripicche di intellettuali e eruditi, cui il ‘600 ci ha abituato- non sopravvivesse una ben mascherata ammirazione per il fatto che il Lanteri aveva inaugurata su un piano davvero importante una sequela di rapporti costruttivi di ambito culturale con l’ambiente sabaudo, nizzardo e piemontese in genere cosa che non poteva non giungere gradita ad Aprosio sulla cui direttrice innestò prepotentemente e con successo i suoi sforzi sì da fare dell’ambiente nizzardo, piemontese e sabaudo un referente basilare per la sua “Libraria” per ottener “Fautori” e soprattutto – come qui ben si legge – per esser gratificato con il dono di libri nuovi e pubblicazioni rare

da Cultura-Barocca

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