Antiche colture di mandorle nel ponente ligure

Soldano (IM)

… un rilievo eccezionale ha soprattutto il doc. 515 del 25 novembre 1262 [ secondo la tecnica colturale aggregativa di PECIAM UNAM TERRE AGGREGATE FICUUM ET AMINDOLARUM colture di fichi e MANDORLI (del quale e del cui relativo frutto, si vedano qui, appena dopo delle considerazioni dei classici la valenza che assunsero successivamente nel contesto del SIMBOLISMO CRISTIANO quanto, più semplicisticamente, della TRADIZIONE ALIMENTARE DEI PELLEGRINI DELLA FEDE ATTRAVERSO LA VIA FRANCIGENA RIVOLTI A RAGGIUNGERE ROMA OD I LUOGHI SANTI OD ANCORA IL SANTUARIO GALIZIANO DI SANTIAGO DI COMPOSTELA.

Questo documento del di Amandolesio del 25 novembre 1262, qui trascritto dal testo di riferimento, è assai importante, attestante nell’areale nervino, cenno verosimile ad un più esteso spazio agronomico, la coltivazione di mandorle (vedi le evidenziazioni: amandule = mandorle).

[doc. 515, 25 novembre 1262 (Ventimiglia) – Iacopa, Moglie di Guglielmo Maroso, vende ad Ingone Burono una pezza di terra, coltifata a fichi e mandorle, situata nel territorio di Ventimiglia, a Portiloria, per il prezzo di 3 lire e 18 soldi di genovini di cui lascia quietanza]

Ingonis Buroni/ Die XXV novembris, post nonam, Ego Iacoba, uxor Guillelmi Marosi, vendo, cedo et trado tibi Ingoni Buroni peciam unam terre, agregate ficuum et amindolarum, positam in territorio Vintimilii, ad Portiloriam, cui coheret superius et ab uno latere terra Mauri de Mauro, inferius ab alio latere via , cum omni suo iure, ratione, actione reali et personali, utili et directo omnibusque demum pertinenciis suis, nichil ex his in me retento, ad habendum, tenendum,, possidendum et quicquid ex ipsa deinceps iure proprietario et titulo emptionis volueris faciendum, finito precio librarum trium et soldorum decem et octo ianuinorum, de quibus me bene solutam et quieta voc[o], renuntians exceptioni non numerate seu recepte pecunie et omni iuri. Quod si dicta terra ultra dictum valet, sciens ipsius veram extimationem, id quod ultra valet mera et pura donatione inter vivos dono et finem inde tibi facio et requisitionem atque pactum de non petendo, renuntians legi per quam deceptis ultra dimidiam iusti precii subvenitur. Possessionem insuper et dominium dicte terre tibi tr[a]didisse, confiteor, constituens me ipsam tuo nomine tenere et precario possidere dum possidebo vel ipsius possessionem sumpseris corporalem, promittens tibi de dicta nullam deinceps movere litem, actionem seu controversiam nec requisitionem facere, sed potius ipsam tibi et heredibus tuis pe meosque heredes ab omni persona legittime defendere, autoriçare et disbrigare. Alioquin penam dupli de quanto dita terra nunc valet vel pro tempre meliorata valebit tibi stipulanti promitto, rata manente venditione. Pro pena et predictis omnibus observandis universa bona mea habita et habenda tibi pigneri obligo faciens hec omnia et singula supradicta consilio Nicolai Barle et Oberti filii Ottonis Iudicis, vicinorum meorum, quos in hoc casu meos eligo consiliatores et propinquos. Insuper ego Raimundus Iudex, iussu et voluntate atque mandato dicte Iacobe, de omnibus et singulis supradictis pro ipsa Iacoba versu te predictum Ingonem me constituo principalem defensorem et observatore, renuntians iuri de principali e omni alii iuri. Et pro predictis omnibus observandis universa bona mea habita et habendo pigneri obligo. Actum in domo dicti Raimundi, presentibus testibus Raimundico clerico et et dictis consiliatoribus. Anno in indictione ut supra/ S. s. I.

cui corrisponde il seguente atto

[ 25 novembre 1262 (Ventimiglia) – Ingone Burone promette di restituire a Iacopa, moglie di Guglielmo Maroso, la terra da essa vendutagli, ed il relativo atto, di cui al documento precedente, se essa, entro un anno, gli verserà la somma di 3 lire e 18 soldi di genovini, prezzo della terra medesima ]

Iacobe, uxoris Wilelmi [Maro]si/ Die eodem, hora, loco et testibus. Ego Ingo Buronus promitto et convenio vobis Iacobe, uxori Guillelmi Marosi, reddere er restituere tibi vel tuo certo misso per me vel meum missum peciamquamdam terre, positam in territorio Vintimilii, ad Portiloriam, cui coheret superius et ab uno latere terra Mauri de Mauris, inferius et alio latere via, quam mihi hodie vendidisti, et cartam illius venditionis, scriptam manu Iohannis de Mandolexio, || notarii subscripti, [us]que ad annum unum proximum si mihi vel meo certo nuncio per te vel tuum nuncium solveris, usque ad dictum terminum, pro precio ipsius, libras tres et soldos decem et octo ianuinorum. Quod si contrada[cero] vel u[t] supra non observavero, penam dupli de quanto dicta terra nunc valet vel pro tempore maluerit tibi stipulanti, pro[m]itto, rato manente pacto,. Pro pena et predictis omnibus observandis univers bona me[a] habita et [h]abenda tibi pigneri obligo. Actum anno et inditione ut supra

… [Camporosso fino all’Ottocento era gran produttore di mandorle secondo una tradizione remotissima certo non esclusiva del borgo ma in area intemelia tipica dello stesso in modo peculiare pur se Luigi Ricca nel suo libro di un ottocentesco Viaggio da Genova a Nizza, per quanto riferisca tale coltura a tutto il Ponente ligure, citi espressamente e prioritariamente le colture di Mandorli a Taggia e quindi a Nizza [resta arduo oltre i dati assimilati precisare l’origine di coltura di mandorle (di origine comunque antichissima con attestazioni che oscillano tra l’uso alimentare, le feste, anche nuziali, e verosimilmente i riti funebri) nell’areale intemelio ma non possiamo dimenticare la conquista romana della Liguria e, con l’Impero, l’introduzione nella regione presto romanizzata di una più sofisticata cultura esistenziale, compresa quella alimentare]

Purtroppo le nuove guerre dei nuovi eserciti, dal ‘600 e soprattutto dal ‘700, andarono ad accelerare vertiginosamente i danni strutturali e spesso periodici all’ambiente ed ai vari tipi colture tradizionali, anche arboricole, come qui si vede da un semplice confronto cartografico oltre che da uno specifico commento critico

… nel Viaggio da Genova a Nizza e un Catalogo delle piante vascolari spontanee della zona olearia nelle due valli di Diano Marina e di Cervo. Importante poi il suo lavoro Compendio delle più importanti vitali manifestazioni delle piante coll’aggiunta delle Geografiche e Geologiche loro relazioni. Saggio di studi botanici Tip. Lit. di Gio. Ghilini, Oneglia, 1866. In-8°, pp. 248, (4) –
il Ricca annota in conclusione del suo lavoro:
Io vi ho descritto questa riviera occidentale come un piccolo mondo in miniatura favorito dalla natura, con i suoi monti tagliati in forma di terrazzo, sistemati da muri a secco, ove il fico, il pesco, il mandorlo abbelliscono questi pensili orti, e la vite vi stende le sue allegre ghirlande e l’ulivo si inchina sotto il peso delle pingui sue frutta (pag. 186, vol. II)”
= la sua opera, che assai risente degli scritti del Navone e poi del Bertolotti, si eleva qui in una descrizione del paesaggio (nemmeno poi rimasto estraneo all’Intemelion del novecentesco Peitavino) in cui la presenza di mandorli era una costante: ma verosimilmente era una costante da secoli come si evince da documenti ufficiali proposti in questa sede.

… documenti relativamente recenti individuati presso la Sezione dell’Archivio di Stato di Ventimiglia dal dott. A. Carassale e trasmessi al Sign. Sergio Verrando (vedi atto di notaio Andrea Battaglia, Ventimiglia, Quartiere Piazza, 25 novembre 1776, n. 289 in cui si legge tal Francesco Squarciafico di Gio. Batta…ha venduto, e vende a Giuliano Squarciafico suo stretto parente, et accettante un pezzo [di terra] aggregata di vitti, fichi e amandole con fontana essa sita nel territorio di Camporosso chiamato Giré ma altresì le indicazioni del citato notaio duecentesco di Amandolesio come pure l’abbondanza del donativo del Capitanato intemelio fatta a Genova in occasione della peste che la tormentava nel 1579-1580

Anche per Soldano una fra le ville orientali di Ventimiglia destinate a costituire la seicentesca Magnifica Comunità degli Otto Luoghi tra XIII e XVI secc. risultano attestate colture aggregative in cui rientrano vari tipi di alberi tra cui quelli (di) avellanarum rotundarum e avellanarum longarum come colture di nocciole e mandorle = però l’analisi filologica più aggiornata di Plinio a riguardo dell’edizione critica della sua Storia Naturale, cui si debbono molti di questi fitonimi, non avvalerebbe l’identificazione delle avellanae con le mandorle ma piuttosto con le sole nocciole

A titolo integrativo – dopo aver precisato quanto le mandorle rientrassero nella gastronomia, specie se raffinata, degli antichi romani (vedi) non esclusi i ceti benestanti delle città minori come Ventimiglia romana o meglio il Municipium di Albintimilium che inglobava ben più estese emergenze demiche – rammentando dopo i tempi ferrei succeduti al collasso economico imperiale una valida ripresa colturale, anche di frutteti, dal XII secolo agevolata dalla tradizione agronomica dei Benedettini e dal loro sistema colturale della Grangia = qui, poi, si analizzi la citazione, con l’elenco degli autori e dei brani in cui hanno parlato della “mandorla/mandorle” tratta dal “Grande Dizionario della Lingua Italiana” di S. Battaglia con la citazione del testo della stessa collana elencante le opere donde son state tratte le citazioni: contestualmente qui si possono visualizzare sempre da questa grande opera l’etimologia del fitonimo “mandorla” e quella dell’antico e disusato fitonimo “amandola”

a far rilevare che questo sopra studiato duecentesco ( 25 novembre 1262 ) documento del notaio di Amandolesio costituisce il dato al momento antico sulla produzione di mandorle nell’agro del Capitanato di Ventimiglia e sue Ville anche se, presubimilmente, è in occasione della Peste Nera del 1579-’80 che si evincono i dati più significativi.
In siffatta, drammatica situazione Genova e la restante Liguria furono colpite in maniera impressionante con migliaia di morti,
causati dall’epidemia e dalla conseguente carestia anche per l’arresto dei rifornimenti, rimanendo immuni dal catastrofico contagio l’agro intemelio e alcuni Stati confinanti.
Il Parlamento di Ventimiglia e sue Ville, onde soccorrere la capitale, deliberò allora una coraggiosa spedizione di derrate alimentari (costituite soprattutto da prodotti locali) tra cui risultano da ascrivere pure …UNDICI SACCHI DI AMANDORLE…
Nemmeno trascurando di rammentare questo atto notarile settecentesco concernente una vendita di un terreno in Camporosso coltivato a mandorli

da Cultura-Barocca

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