L’introduzione della coltivazione della patata nel ponente ligure

Sanremo (IM) – Palazzo Nota

La scelta definitiva, nell’intiero arco ligustico, della coltivazione della patata avvenne solo in forza dell’impresa di Napoleone e del fatto d’aver visto i suoi soldati approvvigionarsi del nutriente alimento.
Molta gente prese così a coltivare, in questi periodi di guerra, il Pomo di Terra vincendo lo spettro della carestia: poi finiti i conflitti o passate le truppe la coltura da molti era abbandonata sì che solo quanti vi credettero, persistendo in siffatta coltivazione e commercializzazione, ne trassero grande vantaggio su un mercato che rapidamente accolse le patate come uno dei nuovi, fondamentali alimenti.
Per certi aspetti stupisce che la RESISTENZA ALLA COLTURA DELLE PATATE sia stata considerevole anche in Liguria occidentale, in quella terra che, oltre ad essere più prossima alla Francia e quindi più esposta alle innovazioni agronomiche di tale nazione, possa vantare di aver dato i natali all’illustre agronomo Carlo Amoretti (Oneglia 1741 – Milano 1816), che fu un convintissimo sostenitore dell’importanza della coltura delle patate e della loro importanza alimentare ed alle quali dedicò un’opera fortunata il Della coltivazione delle Patate e loro uso (Milano 1801) di cui si giunse fin a quattro edizioni, essendone l’ultima, nota al Re, del 1811.
Annagrazia Cogno Zarbo ha scritto in un suo articolo apparso sulla “Riviera dei Fiori”, II, 1990 ed intitolato significativamente La patata:
Sempre nello stesso anno (1793) la Società Patria di Genova faceva stampare dalla tipografia Caffarelli un’istruzione agraria sui Pomi di terra, indirizzata al Parroci rurali del Dominio della Serenissima Repubblica, con lo scopo di propagandare la coltivazione della patata fra i loro parrocchiani. Venivano anche proposte maniere per ridurre la patata in farina o ‘panizzarla’.
Il prezzo del tubero nel 1794 a Genova era di 36 soldi il rubbo e di 30 nelle campagne.
Nello stesso anno a Nizza veniva pubblicata una Istruzione sopra la coltura e gli usi dei pomi di terra nella quale era evidenziato come nell’anno precedente rimarchevole per la sua siccità, il pomo di terra fu il solo che diede frutti discreti.
Anche la Società Economica di Chiavari si adoperò per far conoscere l’utilità delle patate e per diffonderne la piantagione e, grazie ai Parroci nominati Soci Coadiutori, nel 1799 erano piantate in quasi tutto quel circondario.

Tommaso Viano, compilando la storia di Montalto Ligure e Badalucco (IM), scrive: Le patate si son conosciute nei nostri paesi dopo il 1800, non conoscendosi prima del 1796, essendoci appunto in detto anno mandate a noi dal Sig. Governatore Spinola di San Remo, ma subito se ne faceva poco uso per i molti pregiudizi che si avevano nei confronti del tubero.
Un’osservazione molto curiosa è fatta da un coltivatore di Diano Marina che, stampata a Genova nel 1818, cita testualmente: gran parte degli agricoltori specialmente di montagna, della Riviera di Ponente, sono intimamente persuasi che l’irregolarità delle stagioni sia effetto della coltivazione delle patate. Ho calleggiato (?) con molti su questo proposito, né mi è riuscito di far ricredere un solo: post hoc, ergo propter hoc.
A Porto Maurizio il primo listino, o Mercuriale, che fa cenno alle patate risale al 1809 ed in uno successivo é scritto che nella seconda metà di novembre se ne vendettero 18 ettolitri a Lire 5,96 l’ettolitro.
In una lettera del Settembre 1814 il Sindaco di Porto Maurizio scrive al Governatore di San Remo: Le persone si sono abituate all’uso delle patate e di più si semina molto più grano di quel che si seminasse prima….
Il Pira, nella Storia della città e Principato di Oneglia, scrive che l’inverno del 1811 era stato orrido, e che le patate che a principio della rivoluzionaria invasione vedevansi con meraviglia mangiare dai soldati francesi, erano divenute un cibo comune delle popolazioni; alla stessa maniera che cinquant’anni prima si apprese dalle truppe di Spagna a coltivare per lusso i pomi d’amore (pomodori), s’imparò da quelle di Francia a coltivare per bisogno i pomi di terra.

da Cultura-Barocca

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