Viaggio da Genova a Nizza scritto da un ligure nel 1865

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A chiosa di di queste affermazioni sulla Riviera Ligure, per il territorio da Genova a Nizza, merita di esser analizzata un’opera (apparentemente d’autore anonimo) ovvero il Viaggio da Genova a Nizza, ossia Descrizione con notizie storiche, di statistica ed estetica e d’arti e di lettere / scritta da un ligure nel 1865 Firenze : tip. Calasanziana, 1871, 2 v. ; 16 cm ., reperibile in AV0007 NAPAV Biblioteca Provinciale Giulio e Scipione Capone – Avellino – AV – FI0098 CFICF Biblioteca nazionale centrale – Firenze – FI – GE0038 LIG01 Biblioteca Universitaria – Genova – GE – IM0001 LIG44 Biblioteca Clarence Bicknell dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri – Bordighera – IM – IM0019 LIG02 Biblioteca Civica Leonardo Lagorio – Imperia – IM (di questa opera ne è stata fatta una Ristampa anastatica Forni, stampa 1972: Descrizione fisica 2 v. ; 17 cm – · Ripr. dell’ed.: Firenze : Tipografia Calasanziana, 1871 – · Ed. di 400 esempl. numerati).

L’anonimo ligure (di cui l’esemplare qui digitalizzato proviene da Biblioteca Privata) è il Padre Luigi Ricca minore osservante di Civezza (nella carta tutte le voci evidenziate di borghi, città ed altro sono attive: basta cliccarvi sopra)
– il Ricca (1836-1881) fu botanico e naturalista, membro della Società Ligure di Storia Patria. Gli si debbono, fra gli altri lavori, il qui digitalizzato Viaggio da Genova a Nizza e un Catalogo delle piante vascolari spontanee della zona olearia nelle due valli di Diano Marina e di Cervo. Importante poi il suo lavoro Compendio delle più importanti vitali manifestazioni delle piante coll’aggiunta delle Geografiche e Geologiche loro relazioni. Saggio di studi botanici Tip. Lit. di Gio. Ghilini, Oneglia, 1866. In-8°, pp. 248, (4) –
annota :
Io vi ho descritto questa riviera occidentale come un piccolo mondo in miniatura favorito dalla natura, con i suoi monti tagliati in forma di terrazzo, sistemati da muri a secco, ove il fico, il pesco, il mandorlo abbelliscono questi pensili orti, e la vite vi stende le sue allegre ghirlande e l’ulivo si inchina sotto il peso delle pingui sue frutta
= la sua opera, che assai risente degli scritti del Navone e poi del Bertolotti, si eleva qui in una descrizione del paesaggio (nemmeno poi rimasto estraneo all’Intemelion del novecentesco Peitavino) in cui l’ autore, pur con qualche errore per la parte antica, sviluppa un’attenta disanima della Riviera Ligure proponendosi anche di colmare alcuni limiti di altre opere come scrive nella presentazione al lettore

Qui di seguito l’indicazione di alcune parti relative all’attuale provincia di Imperia:

– [ Luigi Ricca e il Santuario di N. S. di Lampedusa = vedi qui dal Dottor Antonio di Giovanni Ruffini il viaggio del medico patriota e di Lucy Davenne al Santuario di N. S. di Lampedusa]

Lettera IX ” S. Lorenzo – Cipressa – Santo Stefano – Riva – Arma – Pompeiana – Bussana – Poggio – Ceriana e Costabalene “

[ Capo DonCapo Don: dal romano al paleocristiano (ritrovamenti archeologici: Complessi basilicali – Necropoli paleocristiane)

Capo Don [Costa Balena – Costa Beleni]: i rinvenimenti in forza dei lavori della moderna strada litoranea = “Relazione Storica/Archeologica del Canonico V. Lotti]

– [ Del CENOBIO BENEDETTINO DI VILLAREGIA il Ricca ha varie nozioni pur non sapendo spiegarsi il toponimo = egli cita qui la rilevanza del recupero agronomico dei Benedettini con il sistema colturale della GRANGIA caratterizzato da una variegata tecnica di terrazzamenti ed irrigamenti (con tecniche poi riprese da coloni laici) resi possibili da condotti interrati quanto da PONTI CANALI (ACQUEDOTTI) COME QUESTO i cui reperti si riscontrano tuttora a Pompeiana vale a dire una delle terre su cui i monaci esercitarono notevole influenza ]
– [ Il cenobio benedettino di VILLAREGIA di cui si parla anche nelle pagine precedenti: vedi poi nel IX secolo le devastazioni dei Saraceni prima della loro sconfitta. Il Ricca continua ad usare l’espressione Saraceni per gli invasori della flotta turchesca in tutto il Ponente Ligure nel cui contesto si affermò il valore di Taggia vittoriosa sugli invasori tanto che il successo venne celebrato con un poemetto di “Nofaste Sorsi”. Per un quadro generale sulla ripetute invascioni turchesche o barbaresche, ma ancora denominate saracene dal popolo e non solo, vedi qui = * – FRANCESCO I, CARLO V, SOLIMANO IL MAGNIFICO = L’ASSEDIO DI NIZZA SABAUDA = 1 – LA “SERENISSIMA REPUBBLICA DI GENOVA” e in dettaglio vedi qui un percorso multimediale tra le FORZE ARMATE che contrapponeva agli invasori tra XVI e XVIII secolo (analizza qui l’importanza della milizia nazionale non retribuita, dei ” militi villani, scelti ed ordinari “, che spesso si rese più efficiente delle truppe mercenarie o stipendiate = vedi il caso esemplificativo di Vallebona) – 2 – LA FLOTTA IMPERIALE TURCA D’OCCIDENTE, I BARBARESCHI, IL SISTEMA DIFENSIVO DELLE TORRI – 3 – “INVASIONI BARBARESCHE IN LIGURIA” (XVI SEC. invasioni da San Remo e Taggia sul litorale e non sino a San Lorenzo = cartografia interattiva) – 4 – ANDREA DORIA “PADRE DELLA PATRIA” E L’AMMIRAGLIO TURCHESCO “BARBAROSSA” = LE “VIE DELLA GUERRA E DELLA DIPLOMAZIA IN MERITO AGLI ASSALTI TURCHESCHI AL PONENTE DI LIGURIA” – 5 – ANDREA DORIA = LE AMBIGUITA’ DI UN “PADRE DELLA PATRIA” A FAVORE DEL POTENZIAMENTO DEL PROPRIO CASATO E LE OSCURITA’ DI UN DELITTO DI STATO COINVOLGENTE I GRIMALDI DI MONACO E I DORIA DI DOLCEACQUA

Lettera X ” Capo Verde ed il Santuario di Nostra Signora della Guardia – Sanremo – Il Santuario di Nostra Signore della Costa – Il Leprosaio – Un antico cenobio de’ Benedettini “

– [ Qui riprende il Ricca un luogo letterario -in effetti cita il Giustiniani- che fu di Angelico Aprosio in merito ai moscati di Taggia e di Ventimiglia = leggi qui le considerazioni di moderni specialisti sulla crisi ma anche sul lento recupro attuale di questi vini divenuti come suol dirsi “di nicchia”]

– [ Manoscritto Borea = “Cronache di Sanremo e della Liguria Occidentale” (integralmente digitalizzato e reso multimediale da Cultura-Barocca) ]

Lettera XI ” La Città di Sanremo – Ospedaletti – La Madonna della Ruota – La pesca del Corallo – La Baia – Acque termali – Bordighera – Un antico cenobio de’ Benedettini – S. Ampeglio “

– [ Il terrore storico della lebbra ed il Lebbrosario (Leprosaio) di Sanremo (trattato dalla pagina qui sotto in poi) ma anche i provvedimenti di profilassi, igiene e “cura” in tutto l’arco ligure contro le grandi pandemie, specie peste e poi di colera = la differenza tra la Peste del 1579/’80 e quella del 1656/’57 ]

– [In questa e nelle pagine seguenti = la Madonna della Ruota e la pesca del corallo ma anche la sorgente solforosa del Montenero ]

– [ Lasciando Bordighera il Ricca viene ragguagliato come si legge a fondo di questa pagina del rientro a Roma dalla “cattività francese” voluta da Napoleone da un contadino che gli mostra una lapide che ne rammenta sosta e passaggio = sull’evento però dati molto estesi riguardano la sosta e il passaggio del Sommo Pontefice in San Remo/Sanremo come si evince dal manoscritto Borea ]

– [Dalla letteratura del ‘600 al Dottor Antonio di G. Ruffini una tradizione latteraria e non solo che ha conferito a Bordighera la nomea di “città più inglese d’Italia” = vedi la Strada della Cornice ed il “Grand Tour” e quindi da una Carta settecentesca di queste contrade procedi sin a Nizza e Monaco nel XIX secolo]

Lettera XII ” Seborca – Perinaldo – S. Biagio – Sasso – Vallebona – Vallecrosia – Pigna – Rocchetta – Apricale – Isolabona – Acque termali di Pigna – Dolceacqua – Camporosso – San Rocco “

[ In quella sorta di diario di eventi, personali e non, dello storico locale Girolamo Rossi, intitolato Memoriale Intimo ed edito su iniziativa, nel 1983, della Cumpagnia d’i Ventemigliusi, in collaborazione con l’Istituto Internazionale di Studi Liguri a titolo meramente cronachistico l’autore annota:
“1852 – Oggi viene deliberata al sign. Becchi di San Remo l’impresa di costruire il ponte sul torrente Nervia” = sembra davvero che le postulazioni e le interpellanze del deputato sabaudo avvocato Fruttuoso Biancheri di Camporosso vadano in porto in merito all’assetto stradale tra Nervia e Ventimiglia. il Ricca, non menziona il ponte sul Nervia (frazione intemelia che prescindendo dagli scavi archeologici auspicati dal Ricca gradualmente si evolverà in centro importante, specie come nodo viario, ma fa comunque molte citazioni utili tra cui la rattificazione del tratto vallecrosino della romana Iulia Augusta o del suo ormai misero tracciato con la strada fatta dal Goveno Francese e in atto di finalizzazione sotto i Savoia (al fine anche di evitare una deviazione, per accedere mancando di ponte il Nervia alla foce, al sito di Camporosso, tramite la “strada di e per Camporosso” e quindi al tragitto di val Nervia oppure proseguendo per la via della Tramontina conducente all’altura delle Maule Maure -San Cristoforo/San Giacomo- donde era fattibile un pur tormentato accesso alla città sempre che non si intendesse aggirare la città procedendo alla volta di Bevera, Latte e quindi dell’areale francese ) come qui e altrove si legge scritto dal Ricca, citando pure l’autore altre imprese pubbliche in corso di finalizzazione (quale il nuovo ponte sul Roia) o in essere e progettate e comuque di prossima realizzazione a Ventimiglia compresi, alla maniera che scrive e qui si può leggere, i lavori per la “strada rotabile, che fra non molto si collegherà colla corriera di Breglio per il Piemonte e fra breve si darà opera ad altro nuovo ponte in ghisa per la strada ferrata “]

Lettera XIII ” Avanzi dell’antica città Nervina – Nuovo stabilimento balneario – Chiesuola sacra a S. Secondo – Il nuovo Ponte “

– [Il Ricca cita l’antichità di Ventimiglia ma i grandi rinvenimenti archeologici non sono ancora evidenti dipendendo dalle ricerche di Girolamo Rossi posteriori al suo viaggio (tuttavia pare strana questa non conoscenza dell’attività del Rossi -Ventimiglia, 4 novembre 1831/Ventimiglia, 6 marzo 1914- archeologo, storico, numismatico, farmacista e insegnante di italiano tra altre cose, al tempo del viaggio del Ricca, già autore della Storia della città di Ventimiglia : dalle sue origini ai nostri tempi, Torino, Tip. economica, 1857 ed ancora della Storia della città di Ventimiglia : dalle sue origini sino ai nostri tempi scritta da Girolamo Rossi provveditore agli studii nel collegio di detta città Torino, Tipografia Cerutti, Derossi e Dusso, 1859 pur se l’opera definitiva del Rossi sulla “Storia intemelia compresa la romanità con relative scoperte” dati del 1886 per l’eidtore Ghilini di Imperia ): per questo misconoscenza(?) l’autore di Civezza preferisce non addentrarsi troppo in una materia che definisce “spinosa” dando quasi l’impressione di non volersi non mettersi in urto sia con i sostenitori del centro demico romano principale a Ventimiglia alta o sia con i teorici del principale complesso romano a Nervia (anche se il Rossi stava già conducendo a Nervia peraltro visitata dal Ricca con registrazione di dati poi comunicati dal Rossi entro questa lettera al Mommsen in cui attribuisce all’Aprosio l’individuazione del sito originario della città romana di Ventimiglia) = egli visita comunque, come qui sotto si legge, la cattedrale ove si trova un importante reperto romano come la lapide a Giunone Regina e del pari la chiesa di San Michele = qui poi, senza che il Ricca si soffermi sul tema, vale la pena con questa occasione di rammentare la peculiarità della Diocesi di Ventimiglia nota altresì come Diocesi di Frontiera o Diocesi Usbergo alla maniera che scrisse il Valsecchi e quindi la sua singolarità a fronte delle altre Diocesi di Liguria]

Lettera XIV ” Ventimiglia “

[Ben informato su varie cose di Ventimiglia tra cui i lavori per il complesso viario e il facimento del ponte nuovo sul Roia il Ricca dimostra a differenza del Navone di non aver visitata la Biblioteca Aprosiana rifacendosi ad un giudizio oltremodo pessimistico del Tiraboschi (pagina 109, nota 1) ed oltre a ciò risulta abbastanza disinformato su Angelico Aprosio -anche per i dati biografici- citando solo due fra le tante opere da lui scritte, e nemmeno le più importanti, ed attribuendogli, certo per una svista, il “Trattato sulle macchie solari” opera invece di Galileo tuttora custodita alla Biblioteca Aprosiana-Fondo Antico]

Lettera XV ” Escursione nella valle del Roia – Bevera – Airole – La Rocca della Piena “

[Mulini e Bedali ma anche Segherie e fluitazione di tronchi di legno trasportati dal Roia]

Lettera XVI ” Festa della società degli Operai – Latte – Pesca delle acciughe – Il Ponte di s. Luigi – Limite del Regno d’Italia “
– [Luigi Ricca parla qui del nuovo limite d’Italia rispetto alla Francia e pur garbatamente dimostra dolore per la cessione di Nizza alla Francia di Napoleone III in forza degli accordi di Plombiers (vedi documenti d’epoca) per l’intervento dell’Imperatore dei Francesi a dianco di Vittorio Emanuele II nella Seconda Guerra di Indipendenza contro l’Austria = l’autore continua comunque il suo viaggio, osservando con malinconia località che appartenevano alla Liguria delle Otto Province (descritta dal Bertolotti) entro lo Stato Sabaudo dopo i deliberati del Congresso di Vienna. Alcune notazioni sottolineano siffatto rammarico tra cui l’insistenza sulla storica italianità di Nizza e sulla difficoltà dei Francesi nel trasformare nella loro lingua tanta onomastica nizzarda di assoluta antichissima ascendenza italiana]

da Cultura-Barocca

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Un servizio da viaggio dell’antica Roma

Il SERVIZIO DA VIAGGIO della dotazione archeologica Albintimilium fu trovato nel 1917 dall’archeologo Pietro Barocelli nella tomba 142 della necropoli di Nervia in Ventimiglia e l’immagine è tratta dal volume di B. DURANTE-M. DE APOLLONIA, Albintimilium antico municipio romano, Gribaudo [quindi Paravia-Gribaudo, poi Paramond], 1989.
Dai tempi della scoperta vari ricercatori giudicarono l’ “attrezzo” un unicum, “indice di un eccezionale progresso tecnologico dei Romani”: un livello tecnologico che forse attualmente né la storiografia né l’archeologia hanno ancora determinato nei veri contenuti (basti pensare, a modo d’esempio alternativo, all’ impensabile tecnologia rinvenuta tra i RELITTI DELLE NAVI DEL LAGO DI NEMI)
A livello di riflessioni scientifiche ed antiquarie si impongono alcuni interrogativi: fattura e tipologia dello strumento comportano problemi non semplici.
Secondo le fonti letterarie il “servizio” urta con la tradizione che data al XIII sec. la diffusione della forchetta, attribuendo ai Romani solo quella del cucchiaio.
La tecnica di fusione, il meccanismo di oggetti ruotanti su in origine parevano stridere con una certa ma oggi discussa interpretazione antiquaria e con il giudizio sul livello tecnologico che si riteneva raggiunto durante l’Impero: l’uso dell’imperfetto oggi quasi si ampone atteso l’insorgere di dubbi crescenti anche se non soprattutto in forza di ritrovamenti, specie subacquei quanto recenti, di meccanismi particolarmente complessi ed evoluti.
Il “servizio” del resto fu scoperto in una tomba intatta versomilmente del II sec. d.C. da uno studioso serio, che operava in un contesto di ricerca assai più evoluto e garantista di quello pregresso = fu ritrovato nella tomba 142 (a cremazione in urna di piombo: erroneamente in Albintimilium antico municipio Romano si indicò la 145) della necropoli occidentale, con un corredo costituito da due olpi, una coppa vitrea, un ago crinale, un cucchiaio d’argento, alcuni chiodi. All’interno di un manico d’argento realizzato con tre lamine lavorate e tra loro compattate, risultano inserti con proprietà di rotazione 7 distinti elementi con diverse funzioni: cucchiaio (ligula), colino (colum), nettaorecchie (auriscalpium), punteruolo, forchetta, nettadenti (?), coltello.

Su questo servizio da viaggio sono da considerare varie possibilità ed altre ancora se ne potrebbero formulare.
Una mente geniale di un artefice eccellente avrebbe forse potuto forgiare un oggetto tanto prezioso che sembrerebbe comportare ingegnosa committenza e preciso progetto: il restante corredo funerario per quanto di discreta qualità si scontrava comunque con la ricchezza del “servizio in argento”, che, di per sé, avrebbe potuto essere espressione di eccelso stato sociale.
L’urto fra tante considerazioni ha suggerito varie ipotesi: da quelle “conservatrici” (che l’oggetto per la preziosità sia stato voluto nel corredo funebre dal defunto che potrebbe averne fatto un “monumento” della sua condizione sociale) a quelle “mediane” e “negazioniste” (che sia stato celato per varie ragioni, come un furto non completato, in una tomba già nell’antichità, oppure che vi sia stato nascosto più tardi quando almeno la “forchetta”, non il meccanismo che si presenta nel moderno aspetto di congegno “multiuso” da sopravvivenza, era di uso comune = cose queste però urtanti con il fatto che la tomba in alcun modo risultava manomessa) da altre decisamente più moderne che atteso l’anonimato della tomba il defunto sia stato non un residente della città ma uno dei tanti mercanti che per essa passavano o si fermavano e che colto da morte sia stato inumato, con altri reperti di poco valore, con l’oggetto più significativo del suo bagaglio, quasi fosse un marcatore del suo essere sociale e personale.
Affermare senza infiniti controlli la genuinità romana dell’oggetto equivale a sostenere una realtà tecnica del Primo Impero di impressionante potenza sociologica e dirompente sotto il profilo dell’arte, dell’oreficeria, della tecnologia imperiali (cosa quindi di rilevanza internazionale: ma come appena scritto sempre più avvalorata da altri e più recenti ritrovamenti).
Chi scrive queste note, tuttavia, è favorevole a sostenere l’AUTENTICITA’ dell’oggetto, sulla linea, sempre più comprovata da altre scoperte straordinarie che la storiografia e l’archeologia vanno portando avanti.
Peraltro in questo caso non vale l’ipotesi che, come contro G. Rossi l’archeologo scopritore di Ventimiglia romana, anche a scapito del Barocelli si sia resa necessaria una rivisitazione dei ritrovamenti del lapidario e di certa oggettistica romana: in effetti se per il Rossi l’ipotesi non è ingannevole, visti i suoi scontri con alcuni scorretti antiquari ma nel caso del Barocelli -comunque più tutelato dallo stato più recente dei tempi, dalla tipologia del suo incarico e dallo sviluppo dell’archeologia- sarebbe un assurdo in quanto l’eccezionalità del reperto lo indusse a porlo sotto una tutela continuata inviolabilmente nel tempo.

da Cultura-Barocca

Una frontiera permeabile alle eresie

Uno scorcio della vecchia statale per Tenda

Nel Ponente ligure ma sarebbe più giusto dire nella vasta area che lega la LIGURIA OCCIDENTALE ALLA FRANCIA AL PIEMONTE SABAUDO, che era un’area di transizione molto importante, la CACCIA AGLI ERETICI ebbe toni vari e in qualche caso davvero intransigenti COME QUI SI VEDE IN UNA RASSEGNA CHE PUO’ ESSERE AMPLIATA A VOLERE [giunge doveroso precisare che le stesse STREGHE (COME QUI SI VEDE CONSULTANDO COLLEGAMENTI E INDICI) erano diversamente accusate e punite (DA QUI I CONTRASTI SPESSO INSORTI TRA INQUISIZIONE E LEGGE ORDINARI autonomamente e reciprocamente DESTINATI A GIUDICARE LE BEN PIU’ TEMUTE “STREGHE ERETICHE” O LE “STREGHE CRIMINALI”) se come detto riconosciute CRIMINALI NATURALI (ad esempio STREGHE AVVELENATRICI) oppure CONNIVENTI PER PATTO DEMONIACO E QUINDI PUNIBILI QUALI “STREGHE ERETICHE”].

Nel caso di dimostrata ERESIA TANTO DI “STREGHE ritenute CONNIVENTI COL DEMONIO” PER CUI DOVEVA INTERVENIRE UNA COMPLESSA SEQUENZA INVESTIGATIVA (tra queste citiamo previo una feroce FORMA DI TORTURA la supposta individuazione dello STIGMA O MARCHIO DELLA STREGA testimonianza ipotizzata del PATTO ESPRESSO O TACITO COL DEMONIO SCRITTO COL SANGUE E DELLA SUA INVOCAZIONE/EVOCAZIONE specie nel corso del SABBA) quanto pure di “RIFORMATI”, ERETICI E/O “SETTARI” E “PAGANI” od ancora di “PENSATORI E SCRITTORI CONDANNATI PER LE LORO IDEE” la loro CONDANNA al ROGO non costituì un fatto eccezionale = e nel contesto di questo dramma epocale una
PAGINA DRAMMATICA QUANTO POCO NOTA EPPUR EMBLEMATICA FU QUELLA DI PEIRINETTA RAIBAUDO DI CASTELLARO PRESSO MENTONE DELLA DIOCESI INTEMELIA ARSA SUL ROGO QUAL STREGA ERETICA come dilatando i confini geografici A GRASSE NELLA VICINA FRANCIA LA TRAGICA VICENDA DI PADRE LOUIS GAUFRIDY ACCUSATO E CONDANNATO PER ESPRESSO PATTO CON IL DIAVOLO) LA PUBBLICA MORTE DELL’ERETICO SUL ROGO EVENTUALMENTE CON I SUOI “LIBRI BLASFEMI LEGATI SUL CORPO”) COME SI VEDE NELLA STAMPA ANTIQUARIA SOPRA RIPRODOTTA AVVENIVA NEL CORSO DI “SPETTACOLI DI GIUSTIZIA” PER SCOPO DI AMMONIMENTO E CATARSI CUI ERAN TENUTI A PARTECIPARE I CITTADINI” E CHE ATTRAVERSO UNA STAGIONE LUNGA E COMPLESSA ANDARONO AD ALIMENTARE QUELLA LETTERATURA PREGIORNALISTICA CHE FU CARATTERIZZATA DALLA DESCRIZIONE DELLE ESECUZIONI NEI “FOGLI VOLANTI” = IN QUESTA VICENDA SI POSSONO LEGGERE OPERE BASILLARI TRA CUI LA VICENDA DEL MALLEUS HAERETICORUM QUI DIGITALIZZATO CHE COINVOLSE MOTI PERSONAGGI AVENDO AL CENTRO IL CONTRASTO TRA VERNARDINO OCHINO GIROLAMO MUZIO.

Un elemento che può soprendere ma che rientrava nei postulati del Diritto Intermedio era costituito dal fatto che assieme a tutti quelli di cui sopra si è detto è sostanzialmente ascrivibili al variegato universo degli ERETICI erano ascritti pure come FIGLIASTRI DI DIO alcuni CASI LIMITE come quelli dei BESTEMMIATORE / -I e parimenti dei SODOMITI, OMOSESSUALI, LESBICHE, TRIBADI reputati come gli altri tra i “MASSIMI CRIMINALI” IN QUANTO PERTURBATORI DELL’ORDINE COSTITUITO DELLO STATO E DELLA CHIESA” = PASSABILI DI PUBBLICA ESECUZIONE AD EFFETTO D’AMMONIZIONE E CATARSI principio indubbiamente rafforzato anche dalla vicenda usta dai Riformati contro la Chiesa di Roma in modo a dire il vero quasi ossessionante e spesso antistorico della PAPESSA GIOVANNA perticolarmente sventurati tra costoro erano i TRANSESSUALI ALL’EPOCA DEFINITI MEGLIO “ERMAFRODITI” E DI CUI A. APROSIO RIPORTA QUI DUE ESEMPI, UNO ITALIANO ED UNO OLANDESE sin al rischio di giungere al concepimento di qualcuno di quegli sventurati MOSTRI SU CUI FIORIVA UNA POTENTE LETTERATURA (VEDI).
Queste povere creature – spesso alterate da paurose deformità di origine genetica e di cui spesso (ma non sempre purtroppo) si esasperavano i connotati – erano sciagurati in maniera parossistica in quanto per effetto della superstizione erano altresì ritenuti “MOSTRI” EQUIPARABILI ALLA “MALATTIA INTESA COME UNA PUNIZIONE DIVINA” PER LA FAMIGLIA DI APPARTENENZA: spesso, date la malformazioni erano destinati a breve esistenza, ma quando non venivano crudelmente soppressi appena nati e sopravvivevano la FAMIGLIA -quando rarissimamente non li teneva reclusi in antri semicelati – più frequentemente ritenendo di sbarazzarsi del segno di un’onta li ABBANDONAVA ALLA RUOTA DEGLI ESPOSTI o peggio ancora, specie nel caso di famiglie poverissime, VENDEVA A CRIMINALI “MERCANTI DI MERAVIGLIE” CHE SU DI LORO LUCRAVANO FACENDOLI ESIBIRE COME FENOMENI DA BARACCONE IN OCCASIONE DELLE FIERE.

In merito al tema nell’auspicio di AVERE PROLE SANA e preferibilmente di GENERARE MASCHI ATTESO IL COMPLESSO “MESTIERE” DI ESSER BAMBINI MA SOPRATTUTTO BAMBINE NELL’ETA’ INTERMEDIA ed evitare soprattutto la nascita di ERMAFRODITI E TRANSESSUALI le cautelative erano infinite e ossessionanti.
Molta documentazione in merito si evince da questo digitalizzato CAPITOLO dall’aprosiano Scudo di Rinaldo (ove è riferita anche la lunga narrazione dedicata alla “Papessa Giovanna” ma risulta ancora più interessante questo altro CAPITOLO della più tarda Grillaia…

Nella DIOCESI DI VENTIMIGLIA le INFILTRAZIONI DI IDEE ERETICALI avvenivano attraverso la PROVENZA e le aree ad essa vicine: è in particolare da ricordare il ruolo che in tutto ciò svolse la località di TENDA gradualmente divenuta BASE DI ERETICI per il ricetto che il governatore di Nizza, il conte Claudio di Savoia Lascaris, aveva dato a gruppi di UGONOTTI colà rifugiatisi.
Alla morte di questo governatore, suo figlio conte Onorato cercò dapprima una mediazione con gli ERETICI proponendosi, lui cattolico ma non intemperante, di indurli ad ABIURARE DALL’ERESIA e di CONVERTIRSI ALLA FEDE CATTOLICO ROMANA.
Gli ecclesiastici di cui si valse non ottennero però alcun risultato, eccezion fatta per l’allontanamento di qualche UGONOTTO.
Il sostanziale fallimento del nizzardo padre dei Minori Conventuali Pier Antonio Boyer e quindi del vescovo stesso di Ventimiglia Carlo Grimaldi indussero a scegliere la VIA DELLA VIOLENZA rifacendosi all’esempio clamoroso e tragico della STRAGE DEGLI UGONOTTI perpetrata nella notte di S. Bartolomeo del 1572.
In questo momento si innesta nell’attività antiereticale una figura di primissimo ordine, il PADRE DOMENICANO ANTONIO RICHELMI DI PIGNA che, entrato nel convento di Taggia nel 1551 stando a quanto ne scrisse il Calvi nella sua CRONACA,
intraprese un assiduo e feroce apostolato contro le manifestazioni ereticali.
A suo proposito il Calvi estese la propria narrazione dicendo: “Suo compagno fu FRA ANTONIO RICHELMO figlio di Giovanni e di Maria di Pigna: fu accolto (nel convento dei Domenicani di Taggia”) come il primo e fece, subito dopo, la professione...”

da Cultura-Barocca

Il giovane Giandomenico Cassini

Jean-Dominique Cassini, also known as Giovanni Domenico Cassini or Giandomenico Cassini (June 8, 1625 – September 14, 1712) was an Italian/French mathematician, astronomer, engineer, and astrologer – Fonte: Wikipedia

Angelico Aprosio nella parte inedita de La Biblioteca Aprosiana (Genova, Biblioteca Durazzo, parte II, lettere D-G, Ms. A.III.4) scrisse: “Gio. Domenico Cassini il cui ritratto è quello che tenendo in mano un telescopio per iscoprire gli arcani [del cielo] è quegli che si rimira primo in ordine nella facciata orientale della Libraria. Nacque [nella casa avita della nobile famiglia, secondo la tradizione, appunto il bel CASTELLO MARALDI] in Perinaldo, Castello del Marchesato di Dolceacqua, Diocesi di Ventimiglia, Feudo del marchese Doria. Ancorché l’Abbate Giustiniano non manchi d’usare ogni grande diligenza nelle sue scritture non m’arrischierei di dire che nelli suoi Scrittori Liguri non habbia commesso qualche erroruccio. Dice che egli fusse nato nel MDCXXIIII li IIX giugno: ed io ho dal libro de’ Battezzati di quella Chiesa, se non m’ha ingannato Capitan Giuseppe Cassini un figliuolo del quale ha preso in consorte una sorella del medesimo Cassini li giorni a dietro, che sia nato il MDCXXV il primo di Giugno (sic!, in realtà il 10 Giugno come si legge tuttora nel suddetto libro conservato nell’Archivio Parrocchiale di Perinaldo) alle H(ore) XV. Dice oltracciò che ‘l Padre fusse Jacopo Cassini, e camminiamo d’accordo: ma che la madre si chiamasse Tullia Lovresi non è vero. Si chiama Tulla sì, che vive ancora la buona vecchia, ma Crovesia…”.
Il giovinetto, prima di recarsi a studiare a Genova presso il moderno collegio dei Gesuiti, come scrisse ancora l’Aprosio nel citato manoscritto de la Biblioteca Aprosiana inedita, fu inviato a studiare lettere, in pratica ad apprendere gli stessi rudimenti tecnici dell’arte dello scrivere, presso il Rettore della Parrocchia del vicino borgo di Vallebona: “Gio.Francesco Aprosio, di Vallecrosa, già Rettore della Parochiale di Vallebuona, da cui il Dottore Astronomo Gio. Domenico Cassini succhiò il latte de’ primi rudimenti Grammaticali, Dottore nell’una e l’altra legge, di cui si vede il ritratto alla sinistra di Monsig. Vescovo Promontorio, ed hora frate tra Minori Conventuali, prima di mutar habito donò [alla biblioteca di Ventimiglia] nell’anno MDCLXVI F. Marini Mersenni Ord. Minimorum S.Francisci de Paula Quaestiones Celebrerimae in Genesim…”[ascritto con il Cassini tra i Fautori dell’Aprosiana” (vedi) alla maniera che si legge a p. XXXIX: sesto nome dal basso, tre nomi sotto quello dell’allievo Cassini = il curioso su questo personaggio è che al pari di quello del Cassini nella Quadreria dell’Aprosiana doveva custodirsi il suo ritratto stando che accanto al suo nome nell’Elenco dei “Fautori” registrato nel repertorio biblioteconomico intitolato La Biblioteca Aprosiana..(edito a Bologna nel 1673) compare un asterisco (*): a testimonianza espressa da Aprosio stesso che dei personaggi con nome segnato da asterisco esisteva già dal 1673 il ritratto alla Biblioteca di Ventimiglia; è vero che tra i quadri ritratto sopravvissuti e coneservati un personaggio non è stato identificato e che il suo ritratto è definito “di Anonimo” n. 7, mentre quello del Cassini è il n. 8: ma molti più son stati i quadri andati distrutti, dispersi, trafugati nelle vicissitudini dal XVIII secolo pressoché continue patite dalla Libraria di Ventimiglia = quindi senza opportune ricerche e ritrovamenti è azzardato identificare quell'”Anonimo” – a fronte come scritto di tanti altri ritratti perduti- con l’effigie pittorica del maestro di Cassini].
Cassini grazie al suo genio precoce (e in virtù anche -non senza intercessione di Angelico Aprosio- della fervida protezione dello scienziato e matematico genovese G. B. Baliani che lo volle fanciullo presso di sè al COLLEGIO DEI GESUITI DI GENOVA) percorse le tappe di una rapida carriera accademica: ancora più importanti -anche per le garanzie date dall’Aprosio stesso e dal Baliani) gli furono quindi i favori di un altro personaggio variamente legato all’Aprosio, il patrizio bolognese Cornelio Malvasia presso il quale fece le prime rilevazioni di grande importanza sì da acquisire fama e divenire poi docente di astronomia nell’Università di Bologna, ove tra l’altro, dopo impegnativa PROGETTAZIONE, realizzò la MERIDIANA (o come meglio l’astronomo preferiva dire l'”eliometro”) della BASILICA DI SAN PETRONIO per calcolare l’esattezza dell’equinozio. Divenne quindi direttore dell’osservatorio di Parigi nel 1669, legando il suo nome a grandi scoperte tra cui in campo astronomico il moto di rotazione di Marte e Giove, i quattro satelliti di Saturno (Giapeto scoperto nel 1671, Rea nel 1672, Tetide e Dione nel 1684) e la divisione degli anelli di Saturno dal suo nome detta “Divisione di Cassini”. In campo matematico rivelò una particolare famiglia di curve piane poi nota come “Curva di Cassini”.
Inserita nel complesso dell’edificio comunale sta questa specola che rende possibili delle visualizzazioni del cielo in un’area abbastanza indenne dall’inquinamento atmosferico e da esorbitante illuminazione notturna: nella stessa Casa Comunale merita una visita attenta il Museo Cassiniano come anche ha scritto Anna Cassini nel documentato volume, cui si è in debito per queste note cui si rimanda per qualsiasi approfondimento bio-biliografico: Gio. Domenico Cassini, uno scienziato del Seicento, Perinaldo-Pinerolo [Comune di Perinaldo/ Arti Grafiche Alzani ed.], 1994.

da Cultura-Barocca