La Strada della Cornice

Nel PONENTE LIGURE in forza della conquista napoleonica risultarono incentivati i traffici terrestri dopo che si realizzò (1804, 1810 e quindi conclusa nel 1828) la STRADA DELLA CORNICE , oggi “Via Aurelia”.
La STRADA DELLA CORNICE fu in effetti la prima linea costiera di comunicazione ininterrotta in Liguria dai tempi in cui i Goti distrussero la romana JULIA AUGUSTA, con la conseguenza che per tutto oltre un migliaio d’anni e per tutto il periodo dell’amministrazione genovese, tranne che per spazi limitati, gli spostamenti sull’arco regionale ligure avvennero sempre per VIA DI MARE, con vari tipi di NAVI, GALEE, VASCELLI ED ALTRE IMBARCAZIONI, data anche la strordinaria valenza commerciale e strategica del PORTO DI GENOVA.
Con la realizzazione della litoranea napoleonica, una corrente di traffico si sviluppò sul litorale ligure: la parte più vicina alla Provenza fruì di gran transito di merci e viaggiatori.
Seguendo quanto ha utilmente scritto Vincenzo Agnesi ne La Riviera non bisogna credere che la STRADA DELLA CORNICE sia “nata” dalle gesta napoleoniche senza problemi.

(presso l’ISTITUTO INTERNAZIONALE DI STUDI LIGURI DI BORDIGHERA (II, 150) viene custodito l’acquerello bianco con toni di biacca di Anna de l’Epinois intitolato Le Pont de St. Louis prés de Menton. In esso, per quanto il paesaggio sia rivisitato in chiave antropica, si può comunque leggere la sovrapposizione di DUE PONTI, il più grande risalente alle OPERE PUBBLICHE inaugurate da NAPOLEONE BONAPARTE: in particolar modo la realizzazione della STRADA DELLA CORNICE. Già nella cartografia settecentesca è possibile leggere la particolare strutturazione confinaria dell’AREALE DEI BALZI ROSSI e il notevole rilievo strategico di quella SPIAGGIA DEI BALZI ROSSI, presso cui da tempi solo relativamente recenti sorge il “valico confinario di Ponte S. Ludovico”, che ha sostituito il più antico PONTE SAN LUIGI o storica linea di demarcazione sulla via litoranea)

Il Bonaparte non ebbe a disposizione il lungo tempo che permise ad Augusto di potenziare la Julia Augusta: pur nel contesto di una realizzazione celermente portata avanti, il risultato architettonico più clamoroso dell’impresa napoleonica con probabilità fu l’edificazione del PONTE SAN LUIGI tra Ventimiglia e Mentone.

La tradizione, avvalorata dagli antiquari, vuole che il Bonaparte onde celebrare fastosamente questa iniziativa, emulando certe gesta trionfali di Ottaviano Augusto, abbia percorsi i tratti resi carrozzabili della nuova strada costiera con un mezzo che si conserva ancora.
Dopo la caduta di Napoleone quella STRADA COSTIERA che era andata a colmare un grave limite viario della Liguria, ancora EVIDENZIATO DA RELAZIONI DEL XVIII SECOLO, cominciò però a CADERE IN ROVINA per l’assenza di manutenzione.

 

 E la turista inglese lady Blessington, solo pochi anni dopo la caduta di Napoleone, nel 1823, durante un viaggio per la STRADA DELLA CORNICE, mise in risalto la necessità di PROCEDERE PER QUELLA VIA ANCORA A DORSO DI MULI. Se non proprio nel rispetto di una tradizione secolare per via soltanto delle proprie gambe, sì che divenne quasi istituzionale la figura del PEDONE identificabile in una sorta di professionista della strada addetto a trasportar missive od oggetti relativamente piccoli per siffatte contrade.
Il recupero dell’iniziativa stradale napoleonica non dipese da una vera e propria scelta del restaurato GOVERNO SABAUDO – che per i deliberati del “Congresso di Vienna del 1815” aveva incamerato il territorio della soppressa REPUBBLICA DI GENOVA -), ma dal fatto che nel 1826 si ipotizzò un VIAGGIO PER LA LITORANEA dei Sovrani Sabaudi.
Il meccanismo celebrativo dell’Antico Regime impose l’adeguamento della STRADA DELLA CORNICE alle ESIGENZE DI COMODITA’ DEI SOVRANI.
Non sembra peraltro un caso che la CITTA’ DI SANREMO, come si evince dal MANOSCRITTO BOREA [trascritto da Guido Orazio Borea D’Olmo per i tipi dell’Istituto internazionale di Studi Liguri nel XV volume (anno 1970) della “Collana Storico-Archeologica della Liguria Occidentale” con il titolo de Il Manoscritto Borea – Cronache di Sanremo e della Liguria Occidentale], commemorando la morte del SOVRANO SABAUDO CARLO FELICE, abbia attribuito a questi la RESTAURAZIONE DELLA LITORANEA, nominata nelle iscrizioni funebri dedicate al Sovrano come VIA EMILIA.
Il restauro della STRADA LITORANEA, partendo dal 1826 (anche se il VIAGGIO REGALE POI NON AVVENNE), fu soltanto in crescendo: anche se, per la sveltezza di certe opere storiografiche, rimasero da compiere diversi lavori che furono completati solo in tempi posteriori.
Per esempio nel Ponente estremo, tra Camporosso (IM) e Ventimiglia,  il tratto di STRADA DELLA CORNICE che portava dal torrente Nervia al fiume Roia venne CONCLUSO solo anni dopo, precisamente nel 1836.
Parimenti nell’areale di Oneglia sia il TORRENTE PRINO che il TORRENTE IMPERO dovettero ancora essere superati per via di un GUADO. Ci vollero ancora 20 anni circa prima che l’impresario Giordano realizzasse il PONTE SUL PRINO e parimenti occorse parecchio tempo affinché il TORRENTE IMPERO risultasse superabile in forza del PONTE SOSPESO costruito da Luigi Bonardet.

da Cultura-Barocca

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